Sarà l’inquietudine del Sagittario, non so, ma ho sempre guardato alla vita come a un viaggio avventuroso: l’università, i viaggi all’estero, il primo lavoro, il vero amore, nostra figlia, e tante cose magari molto meno lucenti, quel tipo di emozioni che fanno comunque crescere, come fotografie sbagliate ma utili.  

 

Come per tanti altri della mia generazione, tutto comincia con una macchina fotografica avuta in regalo. È con quella che inizio a sperimentare, fotografando tutto quello che ho a tiro. Ma la passione vera e propria si accende con i viaggi in giro per l’Europa.   

 

Gli anni di Firenze e Anversa avevano detto che io e la fotografia ci amavamo. Ma la vita è strana, e mi aveva indirizzato verso strade lastricate di numeri. Lavoravo tutta la settimana, e nel weekend uscivo a fotografare e spendere la maggior parte dei guadagni in attrezzatura fotografica. A seguire, dopo qualche anno da commercialista, ho avuto il coraggio di ammettere a me stesso che la fotografia era la mia vita.   

 

Ho imparato tanto dai grandi fotografi. Poi un giorno ho aperto il mio studio fotografico. Le foto piacevano, sono andato avanti, lavorando su tecnica, creatività, attrezzatura, acquisendo un mio stile. 

 

Desidero narrare il tempo con la luce. Una bella pretesa, no? Eppure fotografare significa proprio questo, mettendo insieme con abilità o fortuna cose apparentemente distanti. Lo scatto imprigiona per sempre quell’attimo magico in un brevissimo racconto.  

 

Per ogni immagine si parte sempre da un’emozione, che in prospettiva verrà letta in mille modi, anche nel futuro. Ma come avviene questo percorso? Beh, servono almeno due cose: voi e io. Perché adoro osservare il mondo intorno a due che si amano. Sono discreto, dinamico, solare, ma quando serve divento invisibile, seguendo suggestioni e movimenti senza fare rumore, come un ninja. Un ninja calabrese    

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